L'abbazia di Northanger

L'abbazia di Northanger Riassunto e analisi di di Volume 1, Capitoli 1-4

Riassunto

Capitolo 1

All’inizio del romanzo, al lettore viene presentata Catherine Morland, figlia di un ecclesiastico e di sua moglie. Catherine ha tre fratelli maggiori e sei fratelli e sorelle minori. La sua famiglia vive nella comodità, anche se non è benestante. All’età di dieci anni, Catherine viene descritta come “una figura esile e goffa, una pelle giallastra e scolorita”, ma una volta che la giovane compie quindici anni “‘è quasi graziosa”, un complimento discutibile che lei, tuttavia, si compiace di sentire.

Austen fornisce poi al lettore un breve resoconto dell’educazione di Catherine: sua madre le dà lezioni a casa, ma nonostante tutti gli sforzi dei genitori, i progressi della giovane sono indubbiamente limitati. Non mostra talento nel suonare il piano o nelle altre raffinatezze che le giovani ragazze si suppone debbano perfezionare per attirare idonei spasimanti. Tuttavia, la giovane Morland, crescendo, inizia a leggere opere di letteratura classica e l’autrice cita questo hobby come parte del suo “miglioramento”. All’età di diciassette anni, Catherine viene invitata dai suoi vicini, gli Allen, a soggiornare a Bath, luogo in cui sarà ambientato il resto del romanzo.

Capitolo 2

Il secondo capitolo si apre con Catherine che si sta preparando per partire alla volta di Bath con gli Allen. Sebbene sia giovane e inesperta, sua madre, la signora Morland, manifesta poca ansia riguardo il viaggio e la sua sola raccomandazione alla figlia è di stare al caldo. Il viaggio verso la cittadina è privo di eventi rilevanti, ma Catherine è colma di insaziabile meraviglia per la prospettiva di passare sei settimane negli “eleganti sobborghi della città”.

La signora Allen è descritta da Jane Austen come una donna ordinaria e insignificante, la cui sola passione è vestirsi con abiti da sera per balli formali. Poche sere dopo l’arrivo a Bath, Catherine e gli Allen partecipano a uno dei balli pubblici nelle Upper Rooms, popolari sale di ritrovo. La giovane Morland e la signora Allen si fanno strada a forza tra la folla e alla fine si ritrovano a guardare dall’alto i ballerini. Catherine spera di danzare, ma non conosce alcun gentiluomo e l’atteggiamento della signora Allen, desiderosa di trovare un partner di ballo alla giovane, all’inizio si rivela motivante, ma dopo qualche tempo inizia a infastidirla (“Per qualche tempo la sua giovane amica si sentì grata per quei desideri, ma furono ripetuti così spesso, e si dimostrarono così inefficaci, che Catherine alla fine si stancò, e smise di ringraziarla”). Il resto della serata è similmente deludente fino a che Catherine lascia il ballo e sente due giovani osservare che lei è una “ragazza carina”. Dopo aver origliato il commento, la giovane Morland è “perfettamente contenta della parte di pubblica attenzione che aveva suscitato”.

Capitolo 3

In apertura del terzo capitolo, Catherine e la signora Allen a Bath esplorano la consolidata vita sociale della cittadina. La giovane Morland partecipa a un secondo ballo, stavolta nel luogo di ritrovo chiamato Lower Rooms e viene presentata a Henry Tilney, un giovane “sui ventiquattro, venticinque anni” e figlio di un ecclesiastico. Catherine è subito colpita dal suo atteggiamento gradevole ed esuberante. I due si siedono per bere un tè dopo aver danzato e iniziano a conversare.

Henry scherza con Catherine sul codice sociale che governa le interazioni tra i partner di danza, uomini e donne. Il suo tono è di finto dispiacere quando si rende conto di non aver ancora rivolto alla giovane nessuna delle consuete cortesi domande riguardo il suo soggiorno a Bath. A sua volta, Catherine recita giocosamente la routine settimanale che ha appena eseguito in qualità di visitatrice della cittadina: è stata a un ballo il lunedì, a teatro il martedì e a un concerto il mercoledì. Henry si chiede se figurerà nella parte di diario che Catherine scriverà a proposito della serata trascorsa al ballo e poi i due chiacchierano sul tenere un diario e sullo scrivere lettere.

La conversazione dei due giovani viene interrotta dalla signora Allen che chiede a Catherine di toglierle uno spillo dal suo abito di mussola. Henry rivela di essere in grado di indovinare il prezzo e la qualità della mussola e la signora Allen è lieta della sua attenzione ai dettagli. Appena le danze si chiudono, Henry se ne va e l’autrice lascia il lettore a domandarsi se Catherine lo sognerà quella notte.

Capitolo 4

Il giorno dopo essersi incontrati, Catherine cerca Henry alla Pump Room, luogo d’incontro mondano di Bath durante il giorno. Sulle prime, la giovane è mortificata quando si rende conto che lui non c’è, ma presto viene distratta da nuove presentazioni. La signora Allen, seduta accanto a Catherine, viene salutata da una vecchia amica di scuola, la signora Thorpe. Le due non si sono viste per quindici anni e sono entrambe molto impazienti di condividere i dettagli delle loro vite (piuttosto che ascoltare il resoconto dell’altra). La signora Thorpe ha tre figli e tre figlie e Catherine è lieta di incontrare la maggiore di queste, un’affascinante giovane donna che si chiama Isabella. Quest’ultima rivela che suo fratello John conosce già quello di Catherine, James, e usa tale legame per intessere una rapida intimità con la giovane Morland. Questa ammira Isabella per la sua sofisticata conoscenza delle regole della moda e del corteggiamento. Le due giovani donne passeggiano alle spalle degli Allen e si promettono di vedersi il giorno dopo.

Analisi

“Nessuno che avesse conosciuto Catherine Morland nella sua infanzia avrebbe mai immaginato che fosse nata per essere un’eroina”. Le righe d’apertura di L’Abbazia di Northanger stabiliscono la natura consapevole del romanzo: al posto di aderire alle convenzioni letterarie del suo tempo, Jane Austen giustappone subito Catherine alle virtuose protagoniste femminili presenti nei romanzi sentimentali. Dalla prima descrizione del suo aspetto semplice da bambina all’insistenza sulla mancanza di un talento prodigioso per il piano, l’autrice è attenta a non idealizzare la sua eroina. Di conseguenza, la crescita della protagonista come personaggio emerge attraverso il tempo condensato del primo capitolo, grazie all’insistenza di Austen sulle differenze della sua protagonista. La giovane Catherine ama giocare a cricket al posto di divertirsi con le bambole e la scrittrice insiste ripetutamente “che per natura non aveva nulla di eroico”. Con questa frase, Jane Austen indirizza in modo indiretto il lettore, richiamando la sua attenzione alla natura fittizia del suo progetto: nonostante Catherine possa venire percepita come un personaggio più realistico dei suoi predecessori letterari, chi legge viene costantemente reso consapevole del fatto che essa sia anche una creazione della volontà autoriale. Un tale effetto è reso possibile solo dalla citazione di altri testi.

È significativo che Catherine sia presentata come un’avida lettrice da quando ha quindici anni e che memorizzi i versi di famose poesie di Thomas Gray e di Shakespeare. Jane Austen lo chiama l’“addestramento” di Catherine per diventare un’eroina. Tuttavia, l’autrice si affretta a rimarcare che la sua protagonista non scrive; lo studio letterario di Catherine rimane puramente di tipo ricettivo. Basata su frasi archetipiche scovate nelle sue letture, l’immaginazione di Catherine riceve una vera educazione attraverso gli insegnamenti impartiti dai grandi autori vissuti prima del suo tempo. Quindi, la riscrittura della storia letteraria da parte di Jane Austen non è semplicemente un processo di attivo rifiuto, ma la scrittrice tenta anche di prendere in prestito e rimodellare il passato come ritiene opportuno.

Nel secondo capitolo, il tono di Jane Austen rimane leggero e ironico e chi legge potrebbe interpretare le descrizioni della partenza di Catherine per Bath come una serie di gesti parodici volti a indebolire le aspettative dei lettori sui comportamenti che si suppone i personaggi debbano avere in situazioni convenzionali. Nonostante il lettore potrebbe pensare che l’“ansia materna” sarà “notevole” una volta che la partenza della figlia si avvicina, la signora Morland non mostra alcun sintomo di acuta preoccupazione. L’autrice mette in chiaro che intende rappresentare “i normali sentimenti di una vita normale” rispetto alle esagerate emozioni che “la prima separazione di un’eroina dalla sua famiglia dovrebbero sempre eccitare” e ci riesce catalogando i dettagli materiali quotidiani della partenza di Catherine. L’introduzione del tema del consumismo avviene quando la signora Morland dà a Catherine un quadernetto su cui annotare il denaro che spenderà a Bath, nonostante al momento della partenza la giovane abbia solo dieci ghinee. Al contrario, lo stile di vita della signora Allen è più stravagante e la donna tenta di iniziare Catherine al mondo della raffinatezza, come simboleggia il loro giro di shopping in preparazione al ballo. Tuttavia, a dispetto dei nuovi acquisti, Catherine e la signora Allen saranno spettatrici per la maggior parte della serata. La latente delusione di Catherine si riscatta solo quando origlia i complimenti che due giovani le fanno alla fine del ballo. Jane Austen cita la sua “modesta vanità” per sottolineare che la giovane Morland è ben lontana dall’incarnare l’ideale di eroina.

Nel terzo capitolo, l’autrice presenta al lettore lo scintillante tessuto sociale di Bath, attraverso il dialogo tra Henry e Catherine al ballo. L’irriverente recita di Henry delle usuali domande che un giovane dovrebbe rivolgere alla sua partner di ballo mostrano la sua impeccabile familiarità con il codice di condotta che governa le relazioni tra i sessi nell’Inghilterra del tardo Diciottesimo secolo. Nel frattempo, Catherine sta anche imparando come giocare con le parole e la loro conversazione civettuola presagisce i duelli verbali che costituiranno il cuore dei lavori maturi di Austen (incluso Orgoglio e pregiudizio). Qui l’autrice inizia a rivelare l’indole dei suoi personaggi attraverso la conversazione invece che attraverso la caratterizzazione diretta. Allo stesso tempo, l’autrice continua a evidenziare l’importanza delle forme scritte di comunicazione. Un interessante intermezzo avviene quando Henry e Catherine dibattono sui meriti di tenere un diario e della scrittura di lettere. Henry sostiene che l’abitudine femminile di dar vita a contributi giornalieri nei loro diari abbia dotato le donne dell’inclinazione di scrivere bene le lettere. Secondo il giovane, “il talento di scrivere lettere piacevoli è tipicamente femminile”. Tuttavia, Catherine non appare soddisfatta nell’identificare la scrittura di lettere unicamente come prerogativa femminile e alla fine i due sono d’accordo che il talento nello scrivere si manifesti equamente sia nelle donne sia negli uomini. Il dibattito tra i due trova il favore della successiva formulazione di Virginia Woolf riguardo alla scrittura delle donne nel suo famoso libro Una stanza tutta per sé. Mentre Virginia Woolf sostiene che gli uomini e le donne abbiano stili distinti di scrittura, come determinato dal loro genere, Jane Austen tenta di comprimere questa nozione affiancando il dialogo tra Henry e Catherine all’affermazione giudiziosa che l’“eccellenza” si può trovare indipendentemente dal genere.

Il terzo capitolo inoltre contiene un’allusione ironica a un “famoso scrittore”, il quale sostiene che “nessuna signorina può essere giustificata se si innamora prima che un gentiluomo le abbia dichiarato il suo amore”. Jane Austen sta invocando un saggio di Samuel Richardson nel “Rambler”, periodico del Diciottesimo secolo. Richardson ha scritto romanzi moralisti come Pamela e Clarissa e l’autrice intende distanziare Catherine da quelle creazioni apertamente devote. Perciò, più che una mera parafrasi di Richardson, Jane Austen suggerisce di essere scettica nei confronti di ogni ingiunzione che vorrebbe enfatizzare la passività della donna a scapito delle riflessioni fantasiose della sua (imperfetta) eroina.

L’infatuazione di Catherine per Henry, sintomo della sua immaginazione attiva, si manifesta nel quarto capitolo quando lei ne nota l’assenza. Subito dopo aver registrato la delusione della giovane Morland, la prospettiva si sposta sulla signora Allen che incontra la sua vecchia amica, la signora Thorpe, e il lettore assiste all’osservazione vendicativa della signora Allen: “il merletto sul mantello di Mrs. Thorpe non era bello nemmeno la metà del suo”. Jane Austen non tarda a utilizzare la sottile differenza nel materiale degli eleganti abiti femminili come un particolare per distinguere le une dalle altre. L’attenzione di chi legge si concentra sulla meschinità della signora Allen e l’autrice suggerisce che in un mondo governato dalle tonalità di fiocchi e pizzo, simili dettagli sono l’occasione per una sottile articolazione della classe sociale. In quest’ottica, non sorprende che l’ammirazione di Catherine per Isabella si basi sulla conoscenza che la ragazza più grande ha della complessità degli abiti eleganti: per l’umile e ingenua Catherine, vestirsi all’ultima moda è l’occasione di indossare l’abito della maturità.